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...accendiamo la ricerca scientifica in patologia vertebrale…

Il nuovo “intermediario” sanitario

pubblicato il 11/05/2013

 

 

IL NUOVO “INTERMEDIARIO” SANITARIO

 

Mancanza di una regolamentazione chiara che controlli il proliferare delle industrie di distribuzione appartenenti a medici e conflitto di interessi nei confronti di chirurghi che traggono profitto dagli impianti che usano nei loro interventi

 

 

 

Nel Marzo 2011 il Wall Street Journal pubblicò un articolo sul chirurgo spinale Vishal James Makker. Tra il 2008 e il 2009 Makker aveva effettuato il più alto numero di fusioni spinali multiple, quasi dieci volte la media nazionale. Nonostante le sue ottime referenze, venne alla luce che aveva operato alcuni pazienti fino a sette volte.

 

La Commissione Medica dell’Oregon iniziò ad investigare sul caso e scoprì che Makker era partner della Omega Solution, una compagnia di distribuzione di presidi medici. Il problema crebbe quando venne inavvertitamente resa pubblica una nota confidenziale della Omega in cui si reclutavano medici: i chirurghi venivano allettati dalla promessa di ricevere alti compensi come sostenitori della società (fino a circa 520.000 dollari in un anno).

 

Non è condannabile a priori la collaborazione tra le industrie farmaceutiche o di produzione e distribuzione di presidi medici e la classe medica; anzi, idealmente lo scambio intellettuale favorisce la creazione di farmaci e la costruzione di impianti e dispositivi medici sempre più efficaci. È, però, altrettanto vero che questa alleanza è la chiave per generare profitti altissimi a favore di entrambi i soggetti. I medici sono i primi dittatori all’interno degli ospedali per scegliere la quantità ed il tipo di impianti che vogliono adottare. E dal 2003 il numero delle case produttrici o distributrici in cui erano coinvolti medici è esploso, a causa del declino del sistema dei rimborsi per i servizi chirurgici. Il giro d’affari sui farmaci non è nulla, infatti, rispetto alla somma coinvolta nel mercato dei presidi medici (protesi ortopediche, valvole cardiache…). Proprio dalle consulenze a pagamento proposte da queste compagnie si sviluppa un sistema di tangenti che nel tempo è divenuto particolarmente oneroso per i contribuenti americani. Se nel 1997 il costo degli interventi chirurgici di fusione spinale ammontava a 343 milioni di dollari, nel 2008 la cifra è arrivata a 2.2 bilioni di dollari.

 

A propria discolpa, Makker imputò il numero elevato degli interventi eseguiti al fatto che a lui si rivolgevano pazienti con situazioni particolarmente complesse che potevano richiedere più di un intervento, che in alcuni casi erano addirittura altri colleghi che inviavano lui quei casi che loro rifiutavano e che mai aveva obbligato un soggetto a sottoporsi a tali procedure chirurgiche, tutte quante necessarie. Nonostante la sua strenua difesa, fu  evidente l’attività fraudolenta quando egli stesso ammise di essere socio della Omega Solution.

 

Dopo questo episodio, la Omega Solution chiuse i battenti, portando alla luce questo dilemma etico nel campo medico. L’Ispettore Generale della Salute americano emanò un’avvertenza circa il rischio di violazione delle leggi federali sulle tangenti da parte delle compagnie che operavano in campo medico (farmaceutiche, distribuzione o produzione di presidi medici) in cui erano coinvolti medici.

 

Quell’articolo portò alla luce altri casi simili. Il Chicago Tribune pubblicò la notizia di un chirurgo che impiantava sui pazienti a loro insaputa presidi medici da lui stesso inventati, senza che fossero stati validati dalla Federal Drug Administration. Mentre nel Massachusetts venne scoperto che un emerito professore e psichiatra infantile aveva ricevuto negli ultimi 7 anni circa 1.6 milioni di dollari da aziende farmaceutiche che producevano farmaci antipsicotici infantili, che il dottore prescriveva con una certa facilità.

 

La spaccatura creatasi tra il mondo accademico e quello industriale deve sanarsi, poiché la collaborazione è assolutamente essenziale per mantenere la promessa di un miglioramento della salute grazie agli investimenti pubblici nella ricerca biomedica.

 

Le possibili soluzioni esistono: sviluppare una collaborazione in cui entrambe le parti (medici e industrie) sono co-responsabili del processo creativo, dividendosi equamente i rischi ed i guadagni dell’impresa. In tali processi potrebbero intervenire anche fondi governativi e organizzazioni no-profit al fine di sostenere l’attività di ricerca e sviluppo. Alcuni ospedali universitari e di ricerca hanno sviluppato al loro interno delle unità che favoriscano i processi di trasferimento tecnologico, lo sviluppo dell’attività e le collaborazioni con il settore industriale.

 

Il mondo accademico ha bisogno dell’industria proprio come l’industria ha bisogno del mondo accademico.

 

                                                                                                                                                          

Rivista: In Spine 2011, Vol. 7 – Issue 4

Autore: n.d.