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Il fallimento della chirurgia spinale è molto diffuso e prevenibile

pubblicato il 11/05/2013

 

 

IL FALLIMENTO DELLA CHIRURGIA SPINALE

E’ MOLTO DIFFUSO E PREVENIBILE

 

Gli scarsi risultati operatori spesso hanno meno a che fare con le tecniche chirurgiche rispetto al momento in cui si prende la decisione di affrontare o meno un intervento chirurgico.

La sindrome del fallimento della chirurgia spinale è evitabile!

 

 

 

La Dottoressa Regine Klinger dell’Università di Amburgo, psicologa specializzata nel trattamento del dolore, sostiene che l’individuazione di fattori di rischio di natura psicologica aiuta a  prevenire erronee indicazioni al trattamento chirurgico del dolore alla schiena e al persistere del dolore dopo l’intervento spinale.

 

Klinger individua 3 gruppi di fattori di rischio di natura psicologica che devono essere adeguatamente individuati prima di decidere il trattamento del paziente:

  1. Atteggiamento irragionevole del paziente circa il proprio stato: le “Bandiere gialle” possono indicare se il dolore potrà diventare cronico. Questi pazienti sono ansiosi, depressi o stressati, convinti che l’attività fisica sia dannosa per il proprio stato e che il dolore continuerà solo a peggiorare.
  2. Il dolore è già cronico: questo induce i pazienti ad isolarsi ulteriormente dalla società, a ridurre ulteriormente le loro attività. Solitamente questi pazienti hanno problemi emotivi, soffrono di depressione o stress e hanno paura del dolore. Inoltre, possono sussistere problemi in ambito lavorativo, come conflitti con colleghi o attesa di ricevere un sostegno economico per la loro disabilità.
  3. Presenza di disordini psicologici: in casi di malattie mentali, la chirurgia non è mai vincente. Pazienti con dolore cronico devono essere distinti da quelli che hanno un episodio acuto di dolore alla schiena. L’indicazione all’intervento deve essere confermata solo dopo che tutti i trattamenti conservativi, incluse terapie multidisciplinari, sono stati provati per almeno due anni senza portare alcun beneficio al paziente.

 

Inoltre, più un paziente viene sottoposto ad intervento chirurgico, più la possibilità di successo diminuisce. Le percentuali di successo al secondo intervento spinale sono del 30%, al terzo intervento scendono al 15% ed al quarto cadono al 5%.

 

Le malattie mentali riducono la possibilità che un intervento sia veramente efficace. Prima di decidere se sottoporre il paziente a intervento chirurgico spinale, è necessario sottoporre a esame psicologico il paziente, perché se trattato adeguatamente, l’influenza di un disordine mentale non avrà effetti negativi sul risultato operatorio. Esistono, tuttavia, alcune malattie mentali che impediscono l’indicazione chirurgica: personalità border-line o antisociali, abuso di sostanze, alcolismo. Questi pazienti devono essere innanzitutto trattati conservativamente e se richiedono urgentemente un intervento chirurgico, è preferibile che il paziente sia innanzitutto sottoposto a una terapia del dolore, con il coinvolgimento di uno psichiatra o uno psicologo.

 

Si evidenzia, in questo modo, la necessità di indagare a fondo sullo stato mentale ed emotivo dei pazienti tramite una stretta collaborazione tra psicologi e chirurghi spinali per individuare i fattori di rischio psicologici, anche prima dell’accesso in ospedale, al fine di definire il miglior percorso assistenziale del paziente.

 

La Klinger suggerisce che l’esame psicologico preventivo del paziente dovrebbe diventare una regola. Ciò consentirebbe di individuare la categoria dei pazienti “bandiera gialla”, così da accompagnarli nel percorso assistenziale; ovvero, fare loro comprendere la natura del loro dolore, come questo incide sulla loro psiche, come ha cambiato i loro comportamenti, definire delle aspettative realistiche sui risultati operatori e modificare con una terapia comportamentale i loro atteggiamenti, per ricondurli ad una vita attiva.

 

                                                                                                                                                          

Rivista: In Spine 2011, Vol. 7 – Issue 3

Autore: Thomas Meissner